Reflective Statement (Bari)

Quando ci penso, quando penso a tutto quello che mi accadde in Italia, mi sorprende veramente di aver fatto tanto progesso malgrado la quantità di tempo che passai a letto: in stanza ed anche in ospedale. Dà prova che si può imparare moltissimo da libri, dall’ascotare la gente e dal trovarsi nel paese di cui la lingua si studia.

Negare che Italia mi ha cambiato, sarebbe una bugia. Amo il caffè, la pizza e la pasta più che mai. Mi sento comodo parlare la lingua di Dante. Infatti, mi piace troppo, secondo me, perché mi sento più come me stesso. Forse sarà il mediterraneo che si nasconde dentro di me… Mi sento più sicuro di me, un obiettivo che avevo durante tutto quest’anno, tutto il mio soggiorno all’estero. Credo di averlo ormai realizzato.

Studiare da solo è come mi piace di più. Le notti in cui ero sveglio, imparavo tante cose nuove dai miei libri. Essere da solo mi ha ricordato quanto mi piace leggere storie per imparare delle lingue. A casa mia in Inghilterra non è sempre silenzioso, ma una grande differenza fu il traffico! Odiavo il suono delle macchine che passavano sulla strada vicina, e con i claxon che amano gli italiani! Dove abito sta quasi in campagna e non ne avevo l’abitudine, di sentire sempre il rumore di una città attiva. Fu per questo che riuscivo a leggere ed a concentrami la sera: niente macchine!

Quel libro che avevo comprato dall’edicola vicina alla stazione dei treni mi serve da quando pagai il 1€: è scritto in un modo semplice ma non troppo da essere per bambini, e non è scritto in un modo troppo difficile che io non possa capir il concetto. Però trovo ancora difficili da leggere i giornali ma credo che sia piuttosto a causa del mio disinteresse in politica (e come piace la politica agli italiani!).

Parlare con nuova gente mi è da sempre qualcosa che temo. Questa paura cresce quando devo communicare in un’altra lingua. Generalmente la maggior parte delle persone sono contenta di trovarsi ad affrontare un inglese che non obbliga che il suo interlocutore parli inglese, ma io, essendo nato e cresciuto intorno a tali inglesi, mi aspetto sempre che gli altri riagiscano così verso di me. Che stupida paura! Ed inoltre, irrealistica. Fare la conoscenza delle mie co-inquiline mi ha dimostrato che se ti sforzi di adattarti in un nuovo ambiente, questo gesto viene sempre apprezzato e ricambiato. La stessa cosa valeva per i miei pochi compagni di classe. Erano tutti contenti di parlare con me, anche se a volte mi sbagliassi.

Il Barese costituisce uno dei dialetti italiani più difficili e avevo accettato la sfida molto volentieri! C’era un libro che volevo comprare su questo dialetto ma alla fine non potevo. Forse sarà meglio così, per non distrarrmi in questi primi anni! Però in ospedale era quasi impossibile evitare. Molti mi aiutavano capire e forse ho imparato più di quanto ho capito. Col tempo si vedrà.

Nel corto tempo che avevo a disposizione, feci molto quando ci penso. Viaggiai per quasi tutta la regione e volevo andare anche a Firenze, ma quando venne il tempo ero in ospedale, quindi purtroppo non ci andai! Mangiai ASSAI! ASSAI! Studiai più del solito… sia francese sia italiano e studiando organizzavo meglio il mio tempo libero (quando ero sveglio, però!). Ho cresciuto, questo è vero, malgrado tutto il male (ma ci fu anche più momenti felici!). Alla fine non sarebbe quello il più importante?

MAGGIO 2014

Il mese di maggio fu come aprile: gravi problemi di sonno. Ma quando ero sveglio, studiavo (!) italiano e francese coi miei vecchi libri fidati di Teach Yourself. Studiando queste grammatiche era come se ripassassi tutto quello che avevo imparato in anni recenti ogni sera. Mi piaceva molto perché non c’era un esame dopo! Insomma, non volevo perdere tempo: sapevo che dovrei aver imparato QUALCOSA durante quest’anno all’estero.

Per due settimane riuscii a continuare lezioni con Alicja e la mia amica “Domenica” (si chiama Kyriakì in greco ed aveva scelto di tradurre il suo nome così perché gli italiani non potevano mai pronunciarlo!). Ero con Domenica quando cominciarono veramente i problemi con la mia gamba…

Ero in ritardo di una mezz’ora per una nostra lezione in un caffè perché non potevo camminare così velocemente come al solito e neanche senza dolore. Quando ci arrivai, non c’era. Le chiamai e quando fu arrivata mi ero seduto quindi non sapeva fino a quando provai di alzarmi dalla sedia. Andò in farmacia a prendermi antidolorifici perché non potevo caminare per niente e poi preso un taxi verso casa mia. Si preoccupava di me e mi disse di chiamarle il giorno dopo. Arrivato nella mia stanza, chiamai ad Alicja per dirle come fu andato la lezione e così anche lei allora sapeva della situazione. Avevo detto a tutte e due che volevo che ci incontrassimo uno di quei giorni se potrei. Certo che no ci fu mai nessun incontro perché il giorno seguente, mi sveglai con la gamba gonfia, rosa e dolorosissima!

Senza dubbio, potrei scrivere pagine ed ancora più pagine sulla mia esperienza di tre trombi nella gamba sinistra ed uno nell’addome ma preferirei descrivere tutto quello che imparai in ospedale per quanto riguarda la lingua italiana ed il dialetto barese… perché mi rende più felice raccontare questi dettagli che ricordarmi di due settimane di ecografie, iniezioni, prelievi quotidiani di sangue ed essere costretto a letto…

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Io e la mia dottoressa 🙂

Posso dire come fatto assodato che imparai più italiano in quel ospedale che quanto avevo per strada [#1]. Imparai anche un poco del dialetto [#1] dalle infermiere e dagli altri pazienti e le loro famiglie. Suona veramente come francese e se pensavo in francese ascoltandoli, capivo molto che avrei avuto pensando in italiano! Per esempio, in dialetto barese si dice “arret” (FR: arrête [IT: arresta]) invece di “smettila” (e l’unica cosa che mi ricordo in questo momento). Parlavo in italiano tutto il tempo, ancora una volta non c’era fuga! Parlavo anche coi dottori, collo staff ospedaliero e mi davano sempre molto incoraggiamento dicendomi quanto bene parlavo la loro lingua! Ero il più giovane nel reparto e qualche volta, avevo sentito che ricordavo a qualcuno il suo figlio sulla ventina e così ottenevo caffè, dolci, panini, mozarella, cioccolata, e così via (hai chiara la questione, eh?!).

Quando non dormivo o parlavo, leggevo o risolvevo cruciverbi (giornali). Le mie co-inquiline mi avevano portato qualche cosa tra cui era un libro giallo comprato la mia prima settimana ad 1€ dall’edicola. Si chiama “Detective in toga” di Henry Winterfield. Lo sto leggendo ancora oggi.

Quando fu arrivata mia madre la notte dopo il mio ricovero, le avevo chiesto di portarmi due libri molto utili dalla mia stanza: un libro di vocaboli e un dizionario. Tutti e due probabilmente mi salvarono la vita (letteralmente!) perché senza di essi non avrei potuto communicare esattamente come mi sentivo [#3] in qualsiasi momento durante il mio tempo lì!

Dopo l’arrivo della madre, fu arrivata anche mia sorella e finalmente mio padre a accompagnarmi sull’aereo per tornare in Inghilterra. Loro non erano i miei soli visitatori: anche alcuni amici miei erano venuti. Alicja veniva quasi ogni giorno e mi faceva uscire con la sedia a rotelle e mi teneva al corrente coi pettegolezzi di Erasmus! Quando c’era mia sorella, lei portò il mio portatile a guardare DVD insieme e quella serata riuscii anche ad ordinarci una pizza al telefono [#3]!

Tornando in Inghilterra fu una vera esperienza perché ero ancora con la sedia a rotelle quindi avevamo chiesto assisstenza all’aeroporto. Non dovemmo aspettare in fila da nessuna parte e ci portarono in una stanza privata fino a che non era pronto l’aereo. In questa stanza c’era una coppia inglese di cui l’uomo era invalido. Lo staff mi chiese di tradurre per loro qualcosa che non potevano per niente communicare in inglese a quell’uomo. Anche per lui dovei tradurre per discrivere allo staff come si doveva metterlo in un’altra sedia a rotelle senza di fargli male. Forse questo momento fu un’occhiata sul mio futuro come interprete!

Arrivato in Inghilterra sano e salvo col mio padre, accadde che non c’era ancora fuga dalla lingua italiana perché l’uomo che venne aiutarmi fuori dall’aereo era anche lui italiano che lavorava da Gatwick!

APRILE 2014

Durante questo meso le cose mi diventarono difficili. I miei antidepressivi mi facevano aver sonno e dormivo tante ore. Alla peggio, se mi svegliassi ad un momento, mi addormentavo solo qualche minuto dopo. Alla fine, non ero allora affidabile. Per fortuna che i miei amici e quelli di cui avevo fatto la conoscenza il mese prima erano molto comprensivi con me! Non riuscivo ad andare all’Università molte volte e le volte che ci andai, non c’era anima viva! Per compensare, m’incontravo con Alicja ed un’amica della mia classe di greco (l’unica classe dove c’erano studenti e la professoressa!) per studiare italiano. Studiavamo insieme con un libro magnifico, “Teach Yourself Italian” dagli anni 60. Fu una grammatica perfetta per noi: facevamo gli esercizi oralmente e le ragazze prendevano appunti (io l’avevo già utilizzato l’anno scorso per ripassare prima degli esami). Eccone di sotto una pagina:

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 Quando avevamo queste lezioni, spesso ci incontravamo in un caffè, e poi adammo in un ristorante, dove bevevamo molti caffè (forse troppi) e mangiavamo benissimo [#5]! Mi piaceva molto la cucina italiana ma adesso L’ADORO grazie a Bari! E non scorderò mai ma quanto, ma QUANTO gelato [#5] che mangiavo quasi ogni giorno lì! Che buono il gelato italiano! Che dolce! Comunque…

Mmm... ge-la-toooo!

Mmm… ge-la-toooo!

Due volte la settimana, ci aveva luogo un tandem in un’aula della facoltà di lingue, a cui noi tre ci andavamo spesso per qualche ora di pratica senza sosta. Ci davano fogli con domande da chiedersi che aiutavano molto a mantenere viva la conversazione. Per esempio, parlavo del cinema un martedì ed un altro parlavo del nostro sistemo academico ed universitario in confronto a quello italiano. Molto interessante. E parlavo con un avvocato una volta e finimmo per parlare della mia depressione. Un totale estraneo. Diciamo che mi era simpatico ma non comprensivo (diceva che non dovrei prendere pillole…) Una questione di gusto e di opinione, immagino.

Il clou di aprile mi era l’arrivo di un amico elbano da Salford, venuto a trovarmi a Bari. Restò tre giorni e visitammo Lecce insieme [#6]. Che bella città! Bari è brutta ed industriale ma Lecce invece… tutta bianca e vecchia! Così come mi piace quando si tratta di città. Ci voglio andare da quando vidi quel film di Ferzan Özpetek Mine Vaganti che si girò a Lecce. Quel giorno camminavamo molto e avevamo visto molto quando ci eravamo finalmente seduti in una stradina a mangiare. E certo che avevamo scelto il piatto misto di cibo tipico leccese [#5]!

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Simone seduto con me a Lecce

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MARZO 2014

Dopo una sola settimana dal mio arrivo da Montréal, partii per Bari da Londra. L’aereo era pieno d’italiani e proprio prima di non esserci neanche arrivato, ero circondato dalla lingua. Non c’era fuga! Inoltre, la mia sedia era nel mezzo di due altre, occupate da due ragazzi. L’uno alla mia sinistra, quello accanto al finestrino, indossava cuffie e non diceva niente; ma l’altro alla mia destra, però (uno fra quel che mi sembrava una classe in gita scolastica), insieme ad altri gridava oppure chiedeva a voce alta cose sciocche alla “prof”. Insomma, che gruppo rumoroso! Da tre ore l’avevo dovuto sopportare! E quando arrivammo:

– Ora, ragazzi, si mangia bene! No come a Londra!

Ed io: (guardandolo) – …

Fatte le solite formalità dopo l’atteraggio, (e se posso aggiungere: molto velocemente!) recuperai le mie valigie e chiedei a qualcuno da dove prenderei l’autobus per il centro. Salito sul numero 16 alla Piazza Aldo Moro, chiamai a Virginia, la mia co-inquilina per dirle che arrivavo. Fino a questo punto, non mi rendevo conto di aver fatto tutti questi dialoghi completamente in italiano, sapendo che nessuno mi capirebbe in inglese. Mi sorprendei, dopo 6 mesi di francese (di cui furono solo 3 mesi che andavo in un corso d’italiano) non mi ero dimenticato di niente. Però, per la prima volta in vita mia, volevo con tutto me stesso poter parlare in francese se ci fosse bisogno di communicare! Dio mio!

Arrivato alla Piazza, chiamai di nuovo a Virginia. Aspettavo un poco e poi arrivarono in macchina lei e la sua ragazza Margherita. Ci presentammo e mi portarono fino alla nuova “casa mia”. Ci parlavamo per tutto il tragetto, ma sentivo la stanchezza sopraffarmi e non spiegandomi bene, dopo qualche momento di “come?” alla fine mi vergognavo troppo da parlare altro [INSUCCESSO #3]! Ma certo che dovetti! Poveretto io!

Nei giorni seguenti, m’incontravo con Alicja per organizzare tutto che bisognava all’Università [#4]. Con difficoltà, però, perché le classe avevano già cominciato e trovare i professori fu problematico in aggiunta ad insciverci. Per fortuna che lo potemmo fare dopo qualche settimana!

Grazie ad un’amica italiana in Canada, feci la conoscenza di un amico barese che diventò anche un amico a noi (cioè di me e di Alicja). Lui studiava a Montréal e fu tornato per l’estate. Ci invitò a fare una gita di Puglia [#6], assaggiando specialità baresi durante il viaggio [#5]. Come avremmo dire di no?! E venne anche un amico suo montrealese quindi eravamo quattro: un italiano, un canadese, una polacca ed un inglese! Non ne scrivero, però preferisco lasciare parlar le foto! (SARANNO AGGIUNTE FRA POCO!)

Obiettivi

OBIETTIVI

Ciao a tutti!

Per questo compito mi devo dare obiettivi da ottenere. Pensandoci, mi rendo conto di quanto progresso che feci in Canada e diventa difficile inventarmi delle nuove idee. Però, ci tento qui sotto!

LINGUA

#1 Imparare più sul dialetto locale per aiutare lanciarmi nella cultura, storia e communità della regione d’Italia a cui ho scelto andare.

SVILUPPO PERSONALE

#2 Continuare a acquistare più di sicurezza nel avvicinarmi e chiedere aiuto ad altri anche se temo di non esser capito.

#3 Non temere di esser incompreso in italiano (si può far capire senza di un livello alto).

SVILUPPO ACADEMICO

#4 Organizzarmi meglio per quanto riguardo il tempo preso per fare incarici importanti universitari.

CONOSCENZE INTERCULTURALI  

#5 Mangiare il più possibile delle specialità locali per non perdermi quest’occasione di affacciarmi alla cultura pugliese.

#6 Viaggare per la regione per capire meglio la storia, la cultura e per non perdermi niente!

Reflective Statement (Montréal)

Penser que c’est tout fini (pour le moment), me semble bizarre. Trop étrange pour être vrai. Mais malheureusement il l’est. J’y ai appris plein de nouvelles choses et j’y ai beaucoup mûri.Je me sens plus courageux et je ne crains plus de parler dans une langue étrangère [#3]: surtout et plus important en français, une langue qui m’était devenu l’ennemi avant de partir au Canada. Maintenant, je peux aussi compter cette langue entre tous les amis dont j’ai fait la connaissance au Québec ! C’est vraiment une histoire d’une relation amour-haine parce qu’il y avait encore des moments où j’étais si mal à l’aise en la parlant que je voulais m’en fuir sur-le-champ ! Mais à la fin, j’adorais parler avec les gens. J’adorais entendre leur accent différent qui m’a fait toujours rire – pas de méchanceté mais de pure plaisir de l’écouter et de me rappeler que c’est effectivement une langue et comme telle, ben ça change et évolue avec le temps et l’environnement, bien sûr ! On ne parle guère partout comme les parisiens, on n’est point partout des « snob ». On ne doit pas savoir parler le français parfaitement afin d’être compris.

Apprendre la langue de Molière en Europe, il n’y avait toujours qu’une focalisation sur l’Hexagone. La Francophonie est grande, tellement grande. Avant de mon séjour à Montréal, j’étais triste de n’entendre que de la France presque tout le temps. Moi, j’adore voyager, c’est à cause de ce fait que j’apprends des langues : croire que je ne pourrais pas utiliser mon français qu’en France, cela me rendais triste. Heureusement, ce n’est pas le cas. Pas du tout ! (Et si La Nouvelle-Calédonie me tente un jour… !)

Je peux dire tout en me réfléchissant avec sûreté que mon objectif principal personnel fut atteint : une augmentation immense et si nécessaire en confiance [#3]! Avant, je ne pouvais jamais formuler une phrase en français sans m’être préparé d’avance (ou pour la plupart du temps, même pas ça !). En Angleterre, je tremblais de peur à la pensée de devoir aller dans un cours d’oral et parler devant d’autres, de poser une question pendant les cours de français. C’était de même au début à l’UdeM mais, à la fin, je l’avais surmontée cette peurpar parler aux gens de plus en plus chaque fois à l’université et en en dehors.

C’est sûr que j’ai beaucoup appris de l’histoire et la culture québécoises pendant mon séjour [#6]. Tout commença pendant des discussions dans ma classe de français sur la « Charte des Valeurs » et la PQ (Parti Québécois) qui voulait interdire le port des signes religieux ostentatoires pour le personnel de l’État : un vrai aperçu de multiculturalisme au Québec. J’avais fait des recherches sur la question de la « protection » de la langue française à Montréal et, en bref, selon moi il n’y a aucune raison de s’inquiéter comme francophone : votre langue est pertinente, protégée et partout au Québec. Il y a encore plein de gens jeunes qui ne parlent que français ! En revanche, n’est-il pas triste se priver du bilinguisme si l’atteindre est facilement réalisable dans votre pays ?

Je n’oublierai jamais le voyage que je fis avec Irvin à la Ville de Québec. Je vis « le vrai, vieux Québec », de beaux bâtiments et vues, et de la neige, de la neige et plus de neige ! Nous visitâmes un beau musée avec un diorama en mouvement qui représentait de différentes époques de l’histoire de la ville. J’avais obligé le pauvre Irvin à le voir deux fois avec moi, la première en français et après en anglais ! Mais je voulais en savoir plus ! Plus tard, nous fîmes aller découvrir la ville un peu plus en profondeur en nous y promenant malgré la neige et le froid. Il y a beaucoup de collines à Québec et avant ce petit voyage je ne savais pas qu’il y avait eu un afflux d’immigrés irlandais presque un siècle avant [#6] (nous en montions une quand je vis l’église catholique et une croix celtique) , ce qui m’avait fait comprendre à quel point toute la Belle Province doit à l’immigration que sûrement sans laquelle elle n’existerait pas !

Sans doute, dès mon hiver au Canada, je comprends ce qui veut dire « il fait frette ! ».[#1] Maintenant, quand j’ai froid je me dis

« nô weille ! Tu ne l’as  ! [#1] (Mais non, je plaisante !) Il fait chaud aux 10 degrés Celsius ! »

Les températures hivernales me firent comprendre aussi pourquoi existe  la poutine! J’adorais le manger quand je tremblais après m’être abrité de la neige à l’intérieur de chez McDonald’s !

J’écris dans un post précédent que je ne voulais plus penser aux événements du problème avec l’appartement, mais enfin je crois qu’il est le bon temps d’en réécrire donné qu’il faut maintenant réfléchir sur tout. Je ne peux que dire que l’expérience m’a tellement appris, surtout que mon bonheur est de la plus haute importance en premier et en second que c’est moi qui décide pour moi, pas les autres. Moi, je suis responsable de mon futur, ce n’est pas aux autres. C’est mon droit d’être heureux, où que je sois. Quand je pense à combien de temps je supportais ces conditions de vie sans chercher une solution et combien de temps j’avais à ma disposition avant de devoir prendre une décision (je restais dans un hôtel toute ma première semaine, j’avais le temps et j’ai dit « oui » à ce trou deux jours après mon arrivée !), je me donnerais des« coups de pieds » [#1] !

Ce fut un plaisir et au même temps, un cauchemar. Dès maintenant, je déteste la simple pensée d’aller rester dans un pays étranger pour plus que deux semaines et pas dans un hôtel, de régler ma vie sans connaître personne ni la langue assez bien pour me débrouiller. Il y avait un temps où je croyais cela une aventure tentante mais plus maintenant ! En revanche, j’ai déjà décidé que j’y irai encore une fois ou deux pour voir si j’aimerais bien y vivre parce qu’à la fin je ne voulais pas du tout m’en aller. J’ai laissé toute une vie là-bas, mon cœur et je veux les récupérer !

FÉVRIER 2014

Durant toutes mes dernières semaines je réfléchissais souvent de l’amélioration en mon français. Je me sentais accompli, fier et plus certain de réaliser mon rêve de parler français couramment. En fait, avant de venir j’avais commencé à détester le français. Je suis tellement heureux de pouvoir dire que ce n’est plus le cas. Je ne voulais guère m’en aller et voyager en Italie : je voulais rester encore pour continuer mon progrès. Hélas, un jour !IMG_0912

Je me souviens de ma dernière matinée où je parlais avec la mère d’Irving, comme toujours en français. Je n’avais pas encore fait mes valises et nous trois s’inquiétions du temps qui nous restait quand nous étions dans ce restaurant de petit déjeuner : « Eggsquis ». Nous parlions aussi de futurs voyages, donné qu’Irving n’était jamais allé en Europe en ce temps-là. Je me souviens aussi de cette conversation, de lui raconter des différences que j’avais constatées entre le français que j’appris en Angleterre et le français de Canada, ou bien, « le québécois ». C’est bien intéressant et il m’avait ouvert les yeux sur la langue. J’adore les dialectes, ils m’intéressent beaucoup. Je sais maintenant que si on peut comprendre un dialecte sans l’avoir jamais entendu, cela veut sûrement dire que ses connaissances dans la langue sont grandes. Je parlais de tout cela avec une amie, l’auxiliaire de ma professeure d’italien, quelques jours avant mon départ, toujours en français afin de n’exclure pas Irving qui était avec moi ! Elle me donnait aussi des conseils sur Italie par rapport avec le Canada. Je parlais de mes expériences avec les services juridiques de l’université quand la propriétaire me harcelait ; de la première fois que j’avais un rendez-vous avec ma conseillère et puis la dernière ; de toutes ces fois que je dus aller à la banque Desjardins pour mes remboursements de frais médicales (mes pilules et rendez-vous). Je réfléchissais toujours de mon progrès et je me sens encore stupéfait en écrivant de celui-là. Je parle français ! Québec, « merci là » [#1] !quebec_flag_photo_cut_out-r518bb17d826a4ff19420448304b7621b_x7saw_8byvr_512

JANVIER 2014

JANVIER 2014

Pendant ce premier mois de 2014 la neige tombait beaucoup et il faisait vers -40°C ! Sans doute, nous restions dans l’abri et la chaleur de l’appartement. Il y avait quelques matinées où les fenêtres gelaient comme ça:

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Belle la glace, non ?

Un soir où j’étais seul, je réservai mon vol du retour pour la fin de février. J’étais triste et je me sens toujours ainsi rien qu’à y penser…

Le compte à rebours eut commencé…

Je faisais tout pour n’y plus penser et je même commençai à étudier l’espagnole [#5], ce qui me plaît encore maintenant. En parlant des choses hispaniques, un soir nous étions allés chez un restaurant mexicain appelé « 3 Amigos » et j’avais fait la connaissance d’une amie d’Irving qui ne parlait pas anglais. Donc, je dus lui parler en français, ce qui m’était difficile au début parce que je me sentais un peu timide mais après un peu de temps j’étais à l’aise en faisant la conversation avec elle [#3]. Même si je savais que mon français n’était pas encore parfait, mes fajitas étaient très, très bonnes !

Avec seulement quelques semaines qui me restaient, il y avait plusieurs choses que je n’avais encore réussi à faire. Aussi, devais-je attendre pour un rendez-vous avec la psychiatre, dont je vais écrire ici:

C’était pendant ce rendez-vous que je me rendis compte de mon énorme progrès en français [#3, #4]. Je parlais sans cesse et sans la moindre difficulté mais cela ne veut pas dire que je m’exprimais exactement comme je voulais. Pourtant, elle me comprenait bien et m’avait même dit qu’elle était impressionnée. Je parlais des choses personnelles et douloureuses et malgré ce sujet de ma dépression et ses causes, à la fin elle comprenait très bien ce dont j’avais besoin comme médicament. Je prends cette pilule encore maintenant et cette dernière m’a changé la vie.

DÉCEMBRE 2013

C’est le temps de Noël ! Et avec toute la neige qui tombait ce mois, tu parles d’une vraie période des fêtes ! En Angleterre il ne neige jamais autant qu’ici, je suis « en amour » [#1] avec l’hiver canadien ! Et ici la neige n’empêche à personne de mener sa vie quotidienne. Au Canada elle se continue ! Le soir où la première tempête de neige avait lieu, je m’en souviens comme si c’était hier. Telle fut ma réaction :

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À ce moment-là, je me souviens aussi de combien de progrès que j’avais fait en plusieurs choses : mes connaissances en français et québécois [#1] (vocabulaire, compréhension, aisance) ET SURTOUT la confiance en moi [#3] qui s’augmentait de plus en plus, jour après jour. Cette photo me rappelle de beaucoup de choses et d’émotions. J’étais heureux. Avec plus de temps libre à notre disposition, je sortais souvent avec mes camarades de classe de grec.

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Chez St. Hubert pour du poulet rôti !

La plupart du temps hors de l’université je causais avec eux en français [#3, #4] et j’aimais ainsi parce que la langue m’était devenue aussi facile en la parlant [#3, #4] que le grec. C’était la même chose avec la mère d’Irving, avec qui je parlais toujours en français. J’adorais quand elle disait des choses tellement québécoises comme « fait que » (= donc, ce qui fait que) [#1] – sa phrase signature !

Je restai au Canada pour le Noël. Ma famille m’envoya les cartes de Noël et les cadeaux qui arrivèrent suffisamment tôt. Nous nous parlâmes via FaceTime et ma cousine adorait quand j’avais parlé à la mère d’Irving en français pendant seulement quelques secondes !

photo 3 (3) Irving et moi étions seuls pour le Nouvel An que nous le passâmes au Vieux Port sous la neige en regardant un spectacle de danse. Me voici dans le métro Berri-UQAM pour y aller quand minuit sonna:

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