Reflective report Italia: *to be marked*

  • – This work is my own

– If this is a group project, each student has contributed to the work in accordance with the set criteria

– The work of others used in its completion has been duly acknowledged

– Experimental or other investigative results have not been falsified

– I have read and understood the University Policy on the Conduct of Assessed Work (Academic Misconduct Procedure)*

http://policies.salford.ac.uk/display.php?id=255

Parte uno

Devo ammettere che l’ho trovato molto difficile scrivere il blog durante il mio stage qui a Camerino, per parecchie ragioni. Il primo è stato perché questo è la terza volta che ho fatto gli obiettivi, quindi ho spesso sentito che mi stessi ripetendo, e inoltre solo fare lo stage per 3 mesi significava che sono stata limitata in quello che potrei raggiungere durante tale breve periodo di tempo. La seconda ragione è che l’ho trovato abbastanza difficile stabilire un obiettivo adatto in relazione di lavoro, perché l’ambiente dove mi sono trovata era molto disteso, e sebbene facessi un tipo di ‘stage’ alla scuola, infatti sopratutto facevo le lezioni d’italiano. Tuttavia, le lezioni non erano niente come il tipo di ambiente che c’è all’università, e così non l’ho pensato opportuno assegnare un obiettivo di studio. I tipi di lavori che mi hanno dato non mi davano molto opportunità per migliorare le mie capacità communicative, tranne una, che spigheró in seguito. Terzo, per me è difficile scrivere in italiano, e durante il mio stage non ho avuto l’occasione di lavorare su questa abilità. Benchè le mie abilità di communicare nella lingua senza dubbio abbiano migliorato (non grazie al lavoro che ho fatto, però sopratutto a causa di abitare con italiani e vivere in un paesino dove quasi nessuno parlava inglese), il mio scritto ha sofferto. Riflettendoci, sarebbe stato meglio se avessi migliorato prima le mie capacità di scrivere l’italiano, anzichè insistere sulla comunicazione, in quanto ritengo che nel primo post, avessi dei timori nel comunicare probabilmente dovuti ad imbarazzo e mancanza di pratica.

Come ho menzionato prima, l’opportunità principale che ho avuto per migliorare le mie capacità communicative, o più specificamente, quando mi sono accorta quanto la mia abilità di parlare in italiano aveva migliorato, erano le due volte quando sono andata per raccogliere i nuovi studenti da Roma. La prima volta, dopo un mese in Italia, sentivo molto timida di parlare la gente, e ero atterrita di usare il microfono di fronte di tutti, e così mi sono trattenata dal dire molto. Però, un mese dopo, e sentivo sicura di parlare con il microfono, e ho fatto conversazione con tutti gli studenti. In quell’occasione con certezza ho svolto il mio lavoro meglio, e sono stata sorpresa da quanto più sicura sono venuta dopo di solo 4 settimane.

Sicuramente sono riuscita ad ampliare il mio vocabolario, specialmente con, come si può immaginare, i colloquialismi. Benchè non sia particolarmente ‘professionale’, di solito è utile sapere dei parolaccie in una lingua straniera. Inoltre, grazie ad abitare con i siciliani, ho anche imparato delle parole e delle frasi siciliane – infatti, ho imperato per caso qualche cosa che avevo pensato fosse italiano, quindi sono stata confusa quando la mia amica mi rideva, e mi deceva quanto sono siciliana! Lo trovo davvero affascinante e un po’ inconcepibile quanti diversi dialetti esistono in Italia.

Finalmente, lavorando sul mio obiettivo personale mi ha aiutato molto, e adesso sento molto di più rilassata. Inizialmente, non sono riuscita a pensare di che tipo di obiettivo potevo assegnarmi, perché sento che sia cresciuta molto come persona durante quest’anno, ma eventualmente ho deciso di fare questo perché pensavo che avessi spazio di miglioramento, ed inoltre è un obiettivo che mi trarrà profitto nel futuro. Tuttavia, penso che debba continuare a lavorare sulla mia gestione di tempo, sopratutto perché il mio ultimo anno si sta avvicinando!

Parte due

‘I veri intenditori non bevono vino: degustano segreti’ S. Dali

Come con gli altri blog, mi è piaciuta particolarmente scroprire sopra il mio obiettivo culturale. Nel mio post precedente ho scritto specificamente dei vini marchigiani – in questa parte scriverò della mia ricerca sui vini italiani in generale e le altre curiosità che ho scoperta della cultura di vino in Italia.

Si referisce al paese da dove viene un vino come ‘vecchio mondo’ o ‘nuovo mondo’. I vini dal vecchio mondo vengono in genere dai paesi europei, perché questi paesi hanno una lunga storia di viticultura, al contrario dei vini dal nuovo mondo, dove non esiste una tradizone così. Per secoli, i vini italiani sono conosciuti come tra i migliori del mondo. Infatti, personalmente io tendo preferire i vini dal nuovo mondo, così questo è stato un viaggio di scoperta molto interessante per me, venire a sapere di più sopra i vini più classici e ‘tradizionali’.

L’Italia produce una varietà enorme dei vini, e sarebbe impossibile classificare quali sono i miglori, visto che ci sono tanti fantastici. Di fatto, l’Italia è il più grande fabbricante dei vini per volume del mondo, rappresentando un terzo della produzione globale. L’Italia ha delle regioni maggiori di viticultura del mondo, e i vini italiani sono conosciuti globalmente per la loro varietà ampia. (fonte:  http://en.wikipedia.org/wiki/Italian_wine)

I vini più importanti per la cultura italiana sono quelli classificati come DOC e DOCG, che vogliono dire Denominazione di Origine Controllata and Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Ho trovato questa definizione sul questo sito, http://website.lineone.net/~traditio/doc.html#tuttidoc il quale è anche sopra tutti i vini DOC che esistono in Italia – “Riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in zone limitate (di solito di piccole/medie dimensioni), recanti il loro nome geografico.” Questo sito è anche molto interessante – http://winemarkets.wordpress.com/2011/03/08/italia-le-doc-docg-e-igt-italiane

Una cosa che ho notato e che mi ha sorpesa durante il mio tempo in Italia e che spesso il vino non viene servito in un bicchiere da vino. Considerando la cultura e tradizione che circonda il vino in Italia, avrei pensato che sempre servissero il vino nella maniera “corretta”. E addirritura sono andata a diverse degustazioni di vini dove si servivano il vino in un bicchiere di plastico. Ho tentato trovare la ragione per questo e ho scoperto che curiosamente il bicchiere non è importante per il vino. Chissà perché ci siamo fissati con usare i bicchieri da vino nel Regno Unito?

Sotto ci sono due siti interessanti sul vino italiano che contengono una abbondanza d’informazione:
http://cucina.corriere.it/scuola-di-vino/ e http://www.vinievino.com/vini/

È un altro sopra i 50 migliori vini del paese (io voglio decidere il vincitore la prossima volta! Dove posso iscrivermi?): http://espresso.repubblica.it/food/dettaglio/i-migliori-50-vini-italiani/2191764

Delle cose interessanti che ho scoperto:

‘Qual è la successione dei vini durante un pranzo?’

I vini a tavola devono essere scelti in base ai piatti ai quali sono abbinati. La sequenza non è data dal caso ma in genere si apre il pranzo con un aperitivo (magari spumante), si passa poi ai vini bianchi giovani dotati di minor struttura, a seguire quelli più maturi, poi i rosati per arrivare ai rossi via via sempre più ricchi di corpo. È buona norma seguire un crescendo anche per quanto riguarda la gradazione alcolica.’

‘Qual è la differenza tra la vinificazione in bianco e quella in rosso?

Nella vinificazione in bianco [che utilizza sia uve bianche che rosse] il mosto viene fatto fermentare separatamente dalle parti solide del grappolo (raspi, bucce e vinacce). Dopo una prima fase di vinificazione con la pressatura, si separa la parte liquida da quella solida, invece nella vinificazione in rosso si lascia anche la parte solida a fermentare nel liquido di spremitura.’

http://www.simplymarket.it/speciale-vino-sommelier-vini-cibi.php?type=3#scelta_piatto

‘C’è saggezza nel vino’ J. Kerouac

http://tinyurl.com/ouwur2p

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I
o e una amica durante una desgustazione

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Camerino! Ci vedremmo!

 

 

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One thought on “Reflective report Italia: *to be marked*

  1. Ciao Holly,

    È stato davvero un piacere leggere il tuo “Reflective Report”. In generale il testo risulta chiaro, scorrevole e stilisticamente appropriato. Ci sono ancora diversi errori grammaticali che potrebbero essere evitati con una rilettura più attenta del testo (uso delle preposizioni e degli articoli).Tutto sommato, credo che tu abbia fatto un buon lavoro. Il contenuto, è molto interessante! Descrivi la tua esperienza personale nel contesto italiano, le paure e le insicurezze provate, ma anche le gioie nell’essere riuscita a sormontarle. La ricerca che hai fatto sul vino dimostra il tuo impegno nel voler scoprire qualcosa di nuovo sulla cultura italiana e il paragone sull’uso dei bicchieri nelle due culture suggerisce che ti sei soffermata anche a riflettere su una delle differenze culturali che contradistinguono i due paesi. Brava!

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